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Sbiancamento dentale: tutta la verità sui denti bianchi

Quante volte guardiamo in televisione spot pubblicitari che cominciano con l’espressione “Denti più bianchi con…”? Tutti gli uomini e le donne desiderano denti più bianchi sin dalle epoche più remote. Pensate che già presso i Fenici e gli antichi Romani si registrano alcune pratiche odontoiatriche di sbiancamento dentale: si trattava di impacchi di cera e urea. Nel Medioevo si usava, invece, buccia di limone e bicarbonato. Negli ultimi secoli finalmente ha fatto la sua comparsa il perossido di idrogeno.

Ed oggi com’è possibile ottenere una dentiera più bianca? Ecco che ancora una volta il nostro odontoiatra di fiducia ci viene in aiuto e ci dà la possibilità di sbiancare i nostri denti. Ma quanto bianchi diventeranno?

Bisogna innanzitutto puntualizzare che il colore dei denti è personale, cambia da individuo a individuo. Inoltre, non esistono denti bianchi al 100%. Tutti i denti, anche i più bianchi, presentano sfumature gialle o grigie, soprattutto in prossimità del colletto gengivale. Il colore dei canini è di norma più intenso. A determinare il colore dei denti non è lo smalto, come si potrebbe pensare, bensì la dentina. Lo smalto, traslucido, lascia, infatti, solo trasparire il colore della dentina ed influenza lievemente lo stesso colore della dentina a causa dei pigmenti di cibo e bevande che assorbe, del fumo, dell’invecchiamento.

Allora, per migliorare il colore dei denti, il nostro odontoiatra ci consiglia subito di limitare o di evitare il consumo di bevande e cibi dal forte potere colorante: thè, caffè, liquirizia, caramelle e frutta rossa. Meglio anche non fumare e non utilizzare collutori a base di clorexidina. Contemporaneamente ci accoglie nel suo studio e ci sottopone ad una tecnica di sbiancamento professionale, efficacissima e formidabile. Si tratta di una tecnica migliore rispetto allo sbiancamento domiciliare – dove viene utilizzato un gel con concentrazioni di perossido di idrogeno basse (circa 10%) – e con un’efficacia di gran lunga superiore così come la durata e l’immediatezza del risultato.

Lo sbiancamento professionale consiste nell’applicare sulle superfici dentali un gel ad azione sbiancante a base di perossido di idrogeno o perossido di carbamide a concentrazioni del 35-40%. Il trattamento viene effettuato, di norma, solo sulle superfici vestibolari e solo dagli incisivi ai premolari, estromettendo così dalla procedura i molari. Il gel viene, successivamente, attivato da una apposita lampada – alogena, a luce ultravioletta, a led, al plasma o da un laser – che catalizza la reazione per 10-12 minuti. Subito dopo, nella stessa seduta, la procedura viene ripetuta per una seconda volta. E poi ancora a distanza di circa 7-15 giorni ed ancora, fino ad un massimo di sei sedute circa della durata di un’ora circa. Naturalmente, questo dipenderà dal tipo di decolorazione e dalla gradazione di bianco che si desidera per i propri denti.

In genere lo sbiancamento dentale non provoca effetti indesiderati e non include rischi. In certi casi, alcuni pazienti rilevano soltanto una maggiore sensibilità dentale o una leggera irritazione gengivale. Ma questi effetti sono temporanei e si esauriscono nel giro di 48 ore.

È bene ricordare, comunque, che lo sbiancamento non è una soluzione definitiva. La gradazione di bianco che si è raggiunta la si mantiene per uno-due anni circa. I denti, infatti, sono soggetti a macchiarsi. Ma se si eviteranno cibi e bevande dall’elevato potere colorante e il fumo di sigaretta sicuramente si preserveranno più a lungo i risultati di questo trattamento.

  • 8 maggio 2015

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